La data ufficiale
di costituzione della PIROTECNICA BENASSI e’ il 1865. Documenti e tecniche di
costruzione datano pero’ a ben prima il rapporto tra la famiglia
Benassi ed i fuochi d’artificio. Antichi "facitori di feste" si
spostarono probabilmente per le corti d’Europa, dove appresero
i segreti della costruzione del "fuoco artificiale", che,
nel 700, divenne arte pirotecnica nelle mani degli architetti italiani
chiamati ad allestire i grandi spettacoli barocchi per i festeggiamenti
reali.
Eredi della formidabile scuola bolognese dei Ruggeri (i celebri fratelli
pirotecnici, al servizio dei re di Francia), i Benassi hanno mantenuto
intatta la tradizione artistica dei "fuochi di gioia", ammodernando
nel contempo la tecnica, fino a costituire una perfetta macchina spettacolare,
che utilizza in contemporanea tutti i diversi effetti: fuochi fissi,
a tableaux e fuochi aerei.
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Santa Barbara: protettrice degli Artificieri
Fra le varie leggende che avvolgono la storia della
pirotecnica è legittimo
citare quella di Santa Barbara: protettrice di tutti coloro che manipolano
o hanno a che fare con gli esplosivi. Sin dall'inizio del cinquecento
negli ordini di servizio di tutti gli eserciti dei paesi cattolici esistevano,
per gli operatori alle artiglierie, dei precisi obblighi che imponevano
d'invocare Santa Barbara ogni qualvolta s'introduceva un colpo nel pezzo
da fuoco. Delle origini di Santa Barbara esistono varie versioni. La
più accreditata, o meglio la più diffusa, è anche
quella più antica. Tutto si svolse a Nicomedia in Turchia nel
210 d.C. Barbara nacque figlia di Dioscoro, uomo ricco e di nobile stirpe.
La fanciulla, molto sensibile e intelligente, fu incline alla meditazione
e poco dedita ai piaceri materiali. Questo la rese ricettiva alla religione
cristiana, di cui condivise la fede, rifiutando pertanto il paganesimo
professato e praticato dalla sua famiglia. Quando si radicarono in lei
i nuovi principi religiosi rifiutò il matrimonio con un uomo di
un'altra fede, scontrandosi duramente con le idee del padre. Ma Dioscoro,
sopraffatto dall'ira, tentò di uccidere la figlia, che fu miracolosamente
salvata da una roccia che aprendosi le diede la possibilità di
sopravvivere occultandovisi. Successivamente la povera Barbara, nonostante
subisse continue torture, che le procuravano ferite che si rimarginavano
prodigiosamente, non volle piegarsi alla volontà del padre il
quale, dopo averla condotta su di una montagna, la uccise mozzandole
la testa. Subito inorridito dall'azione commessa Dioscoro fuggì verso
la città, ma una luce accecante attraversò il cielo e un
fulmine lo raggiunse e lo incenerì. Così, più o
meno tragicamente, raccontano gli agiografi di Santa Barbara. I motivi
per cui questa Santa divenne la protettrice degli artificieri e di chiunque
manipolasse polvere pirica, si possono ravvisare nella sua stessa storia.
Due le circostanze da considerare: la roccia che si aprì per dare
spazio alla Santa e il fulmine che si schierò contro Dioscoro
uccidendolo. Da una parte, l'azione di fendere la roccia, che era una
prerogativa da minatore, uomo avvezzo agli esplosivi. Dall'altra il fatto
che intervenne il fulmine a vendicare Barbara fece pensare ch'ella ne
possedesse il dominio. In entrambe le circostanze i polveristi ne ravvisarono
affinità e possibilità di protezione dalla minacciosa
polvere e dall'imprevedibile fulmine. |