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La data ufficiale di costituzione della PIROTECNICA BENASSI e’ il 1865. Documenti e tecniche di costruzione datano pero’ a ben prima il rapporto tra la famiglia Benassi ed i fuochi d’artificio. Antichi "facitori di feste" si spostarono probabilmente per le corti d’Europa, dove appresero i segreti della costruzione del "fuoco artificiale", che, nel 700, divenne arte pirotecnica nelle mani degli architetti italiani chiamati ad allestire i grandi spettacoli barocchi per i festeggiamenti reali.
Eredi della formidabile scuola bolognese dei Ruggeri (i celebri fratelli pirotecnici, al servizio dei re di Francia), i Benassi hanno mantenuto intatta la tradizione artistica dei "fuochi di gioia", ammodernando nel contempo la tecnica, fino a costituire una perfetta macchina spettacolare, che utilizza in contemporanea tutti i diversi effetti: fuochi fissi, a tableaux e fuochi aerei.
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LICENZA dal 1865



















Tratto dal libro:
" Il Teatro del Fuoco"
di Claudio di Lorenzo.
Fraco Muzzio Editore


Santa Barbara: protettrice degli Artificieri
Fra le varie leggende che avvolgono la storia della pirotecnica è legittimo citare quella di Santa Barbara: protettrice di tutti coloro che manipolano o hanno a che fare con gli esplosivi. Sin dall'inizio del cinquecento negli ordini di servizio di tutti gli eserciti dei paesi cattolici esistevano, per gli operatori alle artiglierie, dei precisi obblighi che imponevano d'invocare Santa Barbara ogni qualvolta s'introduceva un colpo nel pezzo da fuoco. Delle origini di Santa Barbara esistono varie versioni. La più accreditata, o meglio la più diffusa, è anche quella più antica. Tutto si svolse a Nicomedia in Turchia nel 210 d.C. Barbara nacque figlia di Dioscoro, uomo ricco e di nobile stirpe. La fanciulla, molto sensibile e intelligente, fu incline alla meditazione e poco dedita ai piaceri materiali. Questo la rese ricettiva alla religione cristiana, di cui condivise la fede, rifiutando pertanto il paganesimo professato e praticato dalla sua famiglia. Quando si radicarono in lei i nuovi principi religiosi rifiutò il matrimonio con un uomo di un'altra fede, scontrandosi duramente con le idee del padre. Ma Dioscoro, sopraffatto dall'ira, tentò di uccidere la figlia, che fu miracolosamente salvata da una roccia che aprendosi le diede la possibilità di sopravvivere occultandovisi. Successivamente la povera Barbara, nonostante subisse continue torture, che le procuravano ferite che si rimarginavano prodigiosamente, non volle piegarsi alla volontà del padre il quale, dopo averla condotta su di una montagna, la uccise mozzandole la testa. Subito inorridito dall'azione commessa Dioscoro fuggì verso la città, ma una luce accecante attraversò il cielo e un fulmine lo raggiunse e lo incenerì. Così, più o meno tragicamente, raccontano gli agiografi di Santa Barbara. I motivi per cui questa Santa divenne la protettrice degli artificieri e di chiunque manipolasse polvere pirica, si possono ravvisare nella sua stessa storia. Due le circostanze da considerare: la roccia che si aprì per dare spazio alla Santa e il fulmine che si schierò contro Dioscoro uccidendolo. Da una parte, l'azione di fendere la roccia, che era una prerogativa da minatore, uomo avvezzo agli esplosivi. Dall'altra il fatto che intervenne il fulmine a vendicare Barbara fece pensare ch'ella ne possedesse il dominio. In entrambe le circostanze i polveristi ne ravvisarono affinità e possibilità di protezione dalla minacciosa polvere e dall'imprevedibile fulmine.
 
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